JIIA.it

Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

Recensioni

8<--- 9 --->10




Gianfranco Mosconi

"BARKER Andrew, Euterpe. Ricerche sulla musica greca e romana, a cura di Franca Perusino e Eleonora Rocconi, ETS, Pisa 2002" - 163 pp.

<--- Non è possibile dar conto minutamente dei risultati (le partiture sono comunque trascritte in notazione moderna; il linguaggio adottato si mantiene volutamente lontano da ogni eccessivo tecnicismo, senza per questo rinunciare al rigore dell'analisi); d'altra parte, ritornano nell'analisi condotta sulle due composizioni musicali, tematiche di teorica musicale già affrontate dall'A. nei saggi precedenti (ad es. in relazione all'uso di una scala di tipo spondeion - di cui si era parlato nel cap. II - nella prima parte del peana di Ateneo, con "la funzione di dare alla melodia un'aria di serietà e dignità, adatta ad un'allocuzione solenne alla divinità": p. 128).
Dal punto di vista metodologico, l'aspetto importante è l'aver messo da parte la consueta strada di "un'analisi secondo i parametri della teoria musicale greca", che diventa spesso una pratica fine a sé stessa ("sarà necessario compiere qualcuna di queste operazioni, ma senza esagerare": p. 122). Quel che l'A. ha voluto fare, invece, è "considerare in che modo il compositore abbia utilizzato le note e gli intervalli a sua disposizione allo scopo di creare una particolare melodia": la convinzione è che "è ancora possibile afferrare la 'logica' musicale che ha governato le scelte [del compositore] e che fornisce alla composizione coerenza ed unità" (p. 122).
Vi è, in tale proposito, il fervore dello studioso che ha imparato ad capire e quindi apprezzare dall'interno il proprio oggetto di studio: Barker si rivolge a tutti coloro i quali, "prima ancora di aver ascoltato uno qualsiasi di questi brani, li ritengono quasi incomprensibili dal punto di vista musicale per orecchie moderne" (p. 118).
In effetti, è questa l'esperienza della maggior parte di coloro che si accostino ad una qualche ricostruzione della musica antica; lo stesso Barker 10, più di dieci anni fa, avvertiva che "non possiamo neppure affermare di conoscere anche una semplice melodia, se tutto ciò che noi possiamo fare è ripeterne correttamente le note: dobbiamo oltre a ciò sapere qualcosa riguardo i tipi di struttura sui quali la melodia è stata costruita, riconoscere i passaggi che devono essere attesi da quelli sorprendenti, distinguere le sequenze di note che introducono nuovi moduli di arrangiamento, cogliere il punto in cui dovrebbe essere avvertito il centro tonale e molti altri elementi di tale natura".
La prospettiva sembra ora mutata, almeno nel senso che quanto veniva richiesto per 'capire' una melodia antica è ora considerato almeno non impossibile; proprio Barker scrive, nella Premessa, che, "attraverso questa esperienza, ho imparato molto sulle qualità musicali di queste composizioni" (p. 11), ed il suo sembra uno stimolo a affinare la propria sensibilità musicale rivolto a tutti coloro che si occupano di musica antica.
E infatti, contro la diffusa convinzione della 'incomprensibilità' della musica antica di cui si è detto, Barker precisa: "Ma l'esperienza [è l'esperienza in primo luogo di un'indagine attenta e partecipe al contempo, cui si riferisce la precedente citazione da p. 11] prova il contrario. Si può facilmente cogliere, almeno in parte, la portata e la grandiosità dei peani delfici, e solo pochi, tra gli altri brani, risultano assolutamente incomprensibili".--->

8<--- 9 --->10

Pubblicazione periodica telematica registrata presso il Tribunale di Frosinone con il n.303/2003 | Testata associata all'USPI | Informazioni sulla rivista | Informazioni sul copyright | Trattamento dei dati personali | Note per gli autori | Contact |