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Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

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Emiliana Mastrobattista

"Le indagini archeometriche applicate all'edilizia, pittura e mosaico dell'Insula del Centenario"
Resoconto della Giornata di studio di Archeometria tenutasi a Parma il 2 aprile 2004
Note | Abstract | Immagini |

Il progetto "Pompei - Insula del Centenario (IX 8)" è un progetto di ricerca avviato nel 1999 con la stipula di una convenzione tra la Soprintendenza Archeologica di Pompei e l'Università di Bologna ed è sostenuto dal 2003 dai fondi per la ricerca d'interesse nazionale del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il progetto è arrivato in questi giorni alle soglie di una tappa importante: la pubblicazione del I volume della collana di studi "Pompei - Insula del Centenario", Indagini diagnostiche geofisiche e analisi archeometriche su muri, malte, pigmenti, colori e mosaici, a cura di S. Santoro.
Il progetto, il cui coordinatore nazionale e responsabile scientifico è la Prof.ssa Daniela Scagliarini dell'Università di Bologna, ha come finalità lo studio, la documentazione, la redazione di un piano-guida per il restauro e la valorizzazione dell'intera Insula del Centenario (fig. 1). L'isolato è posto lungo via di Nola nella Regio IX e comprende la Casa del Centenario IX 8, (così chiamata perché scavata nel 1879, diciottesimo centenario dell'eruzione), l'hospitium Hygini Firmi, e la casa con peristilio nel settore sud-occidentale (fig. 2). Per estensione (2.500 mq), qualità degli apparati decorativi (pitture e mosaici) e varietà degli ambienti (vasto peristilio, ninfeo, appartamento privato, impianto termale e quartierino di servizio con ingresso indipendente) l'Insula del Centenario è uno dei più importanti complessi pompeiani; lo studio, il recupero e la sua valorizzazione raccoglie grande interesse all'interno della comunità scientifica1.
Il progetto è di forte sperimentazione perché si fonda sulla multidisciplinarità della ricerca e perché, tra i diversi settori d'indagine, grande rilievo è accordato a quello della diagnostica scientifica. Segno di questo modus operandi è la decisione di aprire la collana di studi che raccoglie i risultati della ricerca, proprio con il volume di archeometria applicata alle evidenze archeologiche dell'Insula.
Un importante momento di confronto sui temi che si tratteranno nel volume è stata la giornata di studio organizzata dal Network Interuniversitario di Archeometria dell'Università di Parma e Modena - Reggio Emilia, svoltasi a Parma lo scorso 2 aprile, in cui si sono esposti in anteprima i risultati delle indagini archeometriche, conoscitive e diagnostiche per il restauro condotte dagli specialisti delle Università di Bologna, Parma, Modena - Reggio Emilia, Roma La Sapienza, CNR-ITABC e CNR IRTEC. Durante l'incontro si è avuto modo di apprezzare ancora una volta la vastità e la complessità in cui si articola il progetto, l'eterogeneità dell'équipe che vi partecipa e, soprattutto, la molteplicità delle applicazioni in campo archeometrico che fanno di questo progetto un unicum nel panorama archeologico italiano e non; sicuramente un punto di riferimento per tutti coloro che credono all'utilità dell'occhio delle scienze per la conoscenza e la conservazione del patrimonio archeologico e culturale in genere.
Nello studio sono stati coinvolti i campi della fisica, dell'ingegneria, della chimica, della mineralogia. Sotto la guida dell'archeologo (il responsabile dell'unità di ricerca di archeometria e diagnostica è la Prof.ssa Sara Santoro dell'Università di Parma) i ricercatori si sono rivolti alla caratterizzazione di malte, intonaci, pigmenti, mosaici, allo studio delle tecniche esecutive, all'indagine del sottosuolo, alle analisi statiche strutturali. Èstato, e continua ad essere (è prevista un'altra campagna per il mese di giugno 2004) un lavoro di dialogo continuo tra scienziati e archeologi, una interazione fruttuosa per entrambi i settori che porta ad un utile confronto incrociato dei dati raccolti.
Di seguito si propone una breve rassegna dei dati più significativi emersi durante lo svolgimento della giornata di studio. Per gli eventuali approfondimenti si rimanda agli autori delle singole relazioni2.
L'indagine del sottosuolo è stata affidata a due metodologie differenti, georadar e prospezione microgravimetrica, eseguite rispettivamente da Salvatore Piro (CNR-ITABC) e Michele Di Filippo, Beniamino Toro (Università Roma La Sapienza); il loro impiego combinato punta alla definizione di un'immagine del "non visibile" ad alta affidabilità.

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