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Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

Lingue e culture del Mediterraneo antico

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Indice degli Abstracts:
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Carlo De Simone


TITOLO: "Ancora su Siculo e Sicano."


La mia relazione ha il carattere di una aggiunta o complemento a quanto da me già tentato di esporre nel quadro del precedente Convegno di studi di Erice dell'ottobre 1998; si tratta solo di un complemento in quanto ritrovamenti epigrafici sensazionali, tali cioè da mutare in modo incidente il quadro generale, non mi risulta siano nel frattempo intervenuti.
Il primo punto riguarda il mio scetticismo (o atteggiamento di prudente attesa) su un possibile inquadramento in senso "protolatino" dei "dialetti" (uso questo termine col valore più neutro e generico possibile) Sicano e Siculo, che ha lontani precedenti.
La tradizionale tesi protolatina (implicante origine indoeuropea) o - se ci si vuole esprimere in termini più sfumati - di una stretta relazione genealogica tra il Latino ed il Sicano-Siculo, è di recente riaffiorata, a livello per così dire di "struttura profonda", in un intervento di L. Biondi (SE, LXII, 1998, p. 368); l'A. ha infatti proposto di riconoscere in alcuni graffiti elimi della grotta Vanella, che mostrano le finali -a ed -a(a)i, dei genitivi singolari in , quindi una finale complessiva -ai (ai dittongo con quantità lunga), che risulterebbe strutturalmente analoga al genitivo latino dei temi in -ā < -eh., i quali presentano (accanto ad -as ereditato) la finale -ai (> -ae) per estensione analogica del morfema -ī dei temi in -o.
Come ha detto in più sedi L. Agostiniani, che sostiene si tratti di dativi, questa tesi è difficilmente sostenibile, già solo a livello teorico: il dato ontologico ("possesso") può essere realizzato o strutturato a livello di lingua storica in modo differente, ed il caso "genitivo" ne è solo una delle possibili espressioni.
Inoltre: il parallelismo nello sviluppo strutturale tra la desinenza latina ed il morfo ritenuto analogo dei graffiti elimi sarebbe certo indizio di una stretta parentela genealogica in quadro indoeuropeo; ma come facciamo a sapere che l'Elimo (o in particolare i graffiti di grotta Vanella) avevano il morfema ereditato -ī, ipotesi che costituisce il presupposto necessario dell'intera argomentazione?
Ed inoltre: l'iscrizione di Licodia Eubea, considerata sicula, presenta la forma raroio, forma di supposto genitivo in cui si riconosce volentieri il morfo di genitivo -oio < *-osio; dunque, in diversi dialetti della Sicilia antica, si avrebbero i due morfi ereditati -ī ed -*-osio, il che non è impossibile in assoluto (questo è ad esempio, come ormai sappiamo, lo stato del latino arcaico) e sarebbe un fenomeno assai interessante, che avrebbe però bisogno di ben altra motivazione, testuale e comparativa. Anche se si ipotizza una sensibile variazione diatopica in quadro "protolatino" (nessuna lingua è certo esente da variazioni) permangono sempre sensibili difficoltà per un inquadramento in termini latini (o molto vicini al latino) dei pochi documenti epigrafici oggi esistenti; non mi soffermo ulteriormente su questo punto.

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