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Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

Lingue e culture del Mediterraneo antico

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Indice degli Abstracts:
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Maria Caccamo Caltabiano - Daniele Castrizio - Mariangela Puglisi


TITOLO: "La moneta di bronzo pesante,'valuta di frontiera'."

L'economia monetale siciliana è stata caratterizzata nel V e IV sec. a.C. dall'utilizzo di una valuta in bronzo pesante che ha interessato inizialmente il settore occidentale della Sicilia (zecche greche di Selinunte, Himera, Akragas; zecche puniche di SIS e Motya; zecca elima di Segesta) e - sotto Dionisio I - la zecca di Siracusa. Cha tale moneta fosse dotata di un potere d'acquisto in gran parte garantito dal metallo contenuto è opinione condivisa dalla maggior parte degli studiosi, che hanno ipotizzato l'esistenza di un bimetallismo argento-bronzo in cui la valuta di bronzo, come quella d'argento, avrebbe avuto un valore pressoché "reale".
I maggiori rinvenimenti di moneta di bronzo pesante si registrano in genere lontano dalla polis di emissione, in siti con funzione strategica, che sorgono in luoghi elevati e situati ai margini delle zone di influenza. Una lettura diacronica di queste emissioni e la dislocazione dei loro rinvenimenti evidenziano come il fenomeno del bronzo pesante sembri seguire il mutare dei confini delle due principali eparchie, la punica e la greca, nonché le vicende legate allo sfruttamento agricolo dei ricchissimi territori della Sicilia centrale e occidentale.
Da quali esigenze sarebbe stata motivata la moneta di bronzo pesante? In zone di confine, scarsamente dotate di moneta ma strategicamente importanti, in cui era più difficile effettuare il cambio con la moneta in argento, essa garantiva al suo possessore, preposto alla difesa e allo sfruttamento agricolo del territorio, il possesso di un valore reale e non fiduciario che ne ricompensava e al tempo stesso ne motivava le attività svolte a vantaggio del territorio d'influenza delle poleis.



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