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Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

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Lingue e culture dell'Italia antica



Enrico Benelli


"La scrittura nell'Italia antica: 1"

Con la scheda che segue inizia una presentazione di iscrizioni dell'Italia antica che intende dare un'idea dell'uso, della diffusione e della storia della scrittura presso i diversi popoli italici, attraverso l'analisi di documenti particolarmente significativi non solo per il loro valore grafico e linguistico, ma anche per il significato culturale della scrittura che emerge dalle diverse culture epigrafiche che nascono, si consolidano, e progressivamente mutano nel corso dei secoli. Per questo motivo, la presentazione sarà strettamente cronologica, a partire dai documenti più antichi, pressoché tutti etruschi, fino al termine delle diverse culture epigrafiche italiche, definitivamente assorbite da quella romana sul finire del I millennio a.C. L'analisi dei diversi aspetti dell'oggetto iscritto, e dei problemi storici e culturali che pone ogni iscrizione al di là del suo contenuto testuale spesso banale, dovrebbe servire, nelle intenzioni dell'autore, a diffondere almeno nelle linee generali la conoscenza dei metodi dell'epigrafia, anche grazie al supporto innovativo provvisto da questa sede. Gli argomenti verranno affrontati con un taglio che si intende accessibile a un pubblico di lettori più vasto possibile, per quanto è permesso dalla specificità della materia; uno degli obiettivi è anche quello di far capire che lo studio delle iscrizioni dell'Italia antica non è una materia astrusa ed esoterica, ma una disciplina storica a tutti gli effetti, che indaga gli aspetti più variati delle società antiche.

1. Nella tomba 317 della necropoli di Monte Abatone, insieme a un corredo ancora inedito scavato alla fine degli anni '50, fu rinvenuto un piatto di ceramica di impasto con una iscrizione che va considerata certamente una delle più antiche di Cerveteri, dell'Etruria, e dell'intera Italia.
L'antica Caere aveva numerose necropoli che attorniavano il pianoro di tufo sul quale sorgeva la città, solo in parte rioccupato dal borgo medievale e dal centro abitato moderno. La più antica di queste era quella che si trovava in località "Sorbo", in corrispondenza della scarpata occidentale del pianoro della città; questa scarpata oggi non esiste più, cancellata com'è da un grande terrapieno attraverso il quale si accede al centro storico di Cerveteri arrivando dal mare (in termini moderni, dalla via Aurelia e dall'autostrada) e dagli edifici che sono sorti via via su questo terrapieno, ricoprendo e in parte distruggendo le tombe etrusche.
Le necropoli più monumentali ed estese erano quelle che si sviluppavano sui due pianori a nord e a sud della città, in una situazione orografica che riproponeva quella in cui era sorto il centro abitato, e che quindi favorì la graduale organizzazione degli spazi funerari secondo criteri urbanistici non troppo dissimili da quelli che dovevano essere stati messi in opera nella città.
La necropoli settentrionale è quella della "Banditaccia", in parte moumentalizzata e resa visibile al pubblico; Monte Abatone è quella meridionale. La maggior parte di questa estesissima necropoli meridionale è stata saccheggiata da scavatori clandestini; fu soltanto negli anni '50, con il contributo della Fondazione Lerici (famosa soprattutto per le scoperte delle tombe dipinte di Tarquinia), che la Soprintendenza intraprese campagne di scavo sistematiche che hanno permesso di acquisire un buon numero di corredi.
La tomba 317 è, come di consueto a Cerveteri, una tomba a camera che ospitava più deposizioni; i materiali che vi sono stati rinvenuti sono riferibili a più defunti, verosimilmente appartenenti alla medesima famiglia, che hanno occupato la tomba nello spazio di più generazioni, scaglionate nel corso del VII secolo a.C.
All'interno dei materiali di corredo è stato distinto dagli scavatori un nucleo di oggetti particolarmente antichi, che si datano al primo quarto del VII secolo a.C., e che dovrebbero costituire il corredo di una donna. Per chiarezza di metodo bisogna specificare che l'attribuzione dei corredi a uomini o donne viene effettuata in base alla composizione del corredo stesso; infatti a Cerveteri, come in tutte le aree geografiche dove i morti venivano deposti a contatto con il tufo, la conservazione di resti antropologici è estremamente rara, e spesso limitata a pochi frustuli non interpretabili. In questo caso, alcuni elementi del nucleo di corredo più antico, che trovano riscontro in tombe a deposizione singola certamente femminili, e la presenza di una fuseruola, hanno fatto ipotizzare con buona verosimiglianza la sua pertinenza a una donna. --->


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