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Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

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Massimo Oddone
Giulio Bigazzi
"Studi di provenienza delle ossidiane del bacino del Mediterraneo: Caratterizzazione delle fonti naturali di materia prima italiane."


L'ossidiana il cui nome deriva da quello del suo scopritore Obsidius è una roccia eruttiva, del genere effusivo, costituita essenzialmente da una pasta vetrosa che le conferisce tipiche caratteristiche di durezza, fragilità e lucentezza. In natura esistono ossidiane di vari colori: nere, grigie, verdi, rosse; sovente le tonalità cromatiche sono disposte a bande o a chiazze, in qualche caso la roccia racchiude innumerevoli e minuti cristalli, per la quale si presenta con una luminosità particolare, detta gatteggiamento.
Queste semplici descrizioni ci lasciano immaginare come i nostri progenitori si siano lasciati affascinare da questo materiale e lo abbiano voluto utilizzare per fabbricare oggetti ornamentali, statuette, vasi, specchi e perfino mobili.
Un altro impiego del vetro vulcanico, molto più diffuso ed antico, fu quello relativo alla fabbricazione di armi ed utensili da taglio, invero la roccia ha sempre frattura conoide a bordi affilati. Questo tipo di industria si sviluppò soprattutto nel Neolitico.
Gli archeologi usano comunemente i concetti di "commercio" e "scambio" per spiegare la presenza di materie prime o manufatti non locali nei siti archeologici. Con l'introduzione di metodi strumentali di analisi chimica e la loro applicazione con successo agli studi archeologici sulla provenienza di materiali come l'ossidiana (Cann e Renfrew 1964), è diventato possibile definire un oggetto non soltanto come una "importazione" ma anche poterlo attribuire ad uno specifico giacimento di provenienza della materia prima. Questo ha stabilito tanto il punto di inizio che quello finale nella "catena" litica, ed ha aperto la possibilità di esaminare i passaggi intermedi con un dettaglio maggiore.
L'interpretazione del contesto sociale di diversi modi di scambio nelle società preistoriche è stato il soggetto di considerevoli ricerche per alcuni decenni (Clark 1952), e la possibilità di associare alcune modalità di commercio con particolari livelli di complessità sociale (Service 1962) divenne un interesse centrale dell'archeologia processuale ed il suo fine quello di raggiungere i più alti livelli di deduzione partendo dai dati archeologici statici (Renfrew 1969).
Sembrava evidente che le vie di commercio, attraverso gli scambi, potevano essere interamente compresi entro i contesti sociale ed economico attinenti la società in questione, strutture che tuttavia rimane difficile definire senza dati storici o etnografici (Polanyi 1957a; 1957b; Dalton 1975; 1977; Akalu e Stjernquist 1988).
Numerosi studi negli anni '70 e '80 hanno fatto uso di modelli matematici generalizzati e euristici per interpretare i modelli di distribuzione dei manufatti.
Questi problemi, unitamente alla diseguale qualità della maggior parte dei dati archeologici, hanno portato Bietti Sestieri (1985) a suggerire che la quantificazione dei dati esistenti dovesse essere una priorità più alta di quella dell'elaborazione dei modelli teorici (Read, 1990).
Questo criticismo è particolarmente rilevante per l'ossidiana del Mediterraneo centrale e occidentale, dove i giacimenti stessi non furono ben caratterizzati sino a poco tempo fa, e dove alcuni studi di provenienza hanno esaminato significative quantità di manufatti - la maggior parte da contesti archeologici non sicuri o inappropriati che hanno precluso l'applicazione di modelli matematici. Forse a causa delle limitate capacità di produrre dati di scambio quantificabili, molti studi recenti sull'industria litica del Mediterraneo hanno posto più l'accento sull'approvvigionamento e la produzione (Ammerman e Feldman 1974, 1978; Ammerman 1979; Torrence 1981a; 1981b; 1982; 1984; 1986; Ammerman e Andrefsky 1982), e l'uso (Hurcombe 1992a, 1992b), piuttosto che sulla distribuzione dei manufatti.
La quantificazione e interpretazione dei dati di provenienza dell'ossidiana è il punto focale del presente lavoro mediante l'applicazione dell'Analisi per Attivazione Neutronica Strumentale e il Metodo di Datazione con le Tracce di Fissione sulle fonti di ossidiane del Bacino del Mediterraneo. --->

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