"A' LA GUERRE COMME A' LA GUERRE...: UN "PERCORSO DI GUERRA" PER L'ARCHEOLOGIA." (1)
1. À LA GUERRE ...: "UOMINI CONTRO" (2) E "ARCHEOLOGI PRO".
L'analisi dei teatri/scenari di guerra ("warscapes") costituisce uno dei più recenti e stimolanti capitoli della nostra ricerca (cfr. oltre e DE GUIO 1999, 2001b, c.s). L' "impatto bellico", si prospetta, in effetti, come fonte ancipite di "danni collaterali" per le risorse umane in genere e il patrimonio storico-archeologico-ambientale, ma talora (come nel caso localmente specifico della Grande Guerra sugli Altipiani) anche come paradossale fonte di "benefici collaterali" , nella forma di una straordinaria "superficie informativa" almeno per una categoria peculiare di risorse umane: gli "archeologi di guerra"....
Al di là di ogni frivolo divertissement intellettuale (nell'attuale congiuntura più che mai eccepibile) questo particolare dominio di indagine costituisce di fatto uno dei terreni di coltura sperimentale più fecondi del C.I.S.A.S. (Centro Internazionale di Studi di Archeologia di Superficie).
Il Centro è una struttura di ricerca del Dipartimento di Scienze dell'Antichità-Univ. Padova, che opera in cooperazione con vari soggetti istituzionali (in particolare: Università di Londra, Nottingham, Napoli, Boston, e ACCORDIA Research Centre-Londra) e nella cornice di una collaborazione organica con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto e lĠUfficio Beni Archeologici di Trento.
Tale organismo si è dedicato in modo prioritario all'analisi del peculiare "palinsesto informativo" costituito dalle evidenze ("record archeologico") di superficie, da decodificare e de-stratificare con un complesso ed esteso spettro di modelli euristici e simulativo-predittivi: dal Remote Sensing, alle Analisi Spaziali, G.I.S., Sistemi Esperti, Simulazione e Modellazione, Reti Neurali, Realtà Virtuale... (cfr. ad es. DE GUIO 1995c; 1996a; 1997b,c, 1998a; 1999, 2000a, 2001b, c.s. ).
2. UN PO' DI SUPERFICIALITÀ...
Una nozione chiave del nostro approccio è quella di "Surfacies" (cfr. fig.1): si tratta di un provocatorio pastiche neologistico latino-inglese (DE GUIO 1995c; 1996a) artatamente coniato per la copertura definizionale dello specifico e negletto aspetto (facies) del suddetto record archeologico dei superficie (surface).
Il concetto-guida è che una surfacies non rappresenta una superficie isotropica da affrontare con modelli esplorativi "in terra incognita"; essa è al contrario, altamente strutturata (eterotropica), presentando patterns ad alto tasso di variazione locale. Le nostre surfacies non offrono, in effetti, una tabuala absentiae, un piano per facili giochi di sampling statistico-campionario, ma si traducono in un'invitante tabula praesentiae, una tavola cioè imbandita con molto "food for thought", ossia, fuori metafora, di "oggetti" o patterns da scoprire e interrelare con mirate strategie di "object/pattern/scenery recognition" .
Alcuni tipi di "oggetti" di rilevanza che sembrano ricorrere in maniera significativa nei diversi contesti di ricerca (dagli "oggetti da Remote Sensing", a quelli prospettivi, micromorfologici, agli "oggetti-suolo" , agli "oggetti prospettivi", agli "oggetti da finestra stratigrafica" e fino ai c.d. "oggetti esperti" e "oggetti neurali" (3) ).
È dunque sul palinsesto di questi "oggetti" (talora "strati" in senso proprio, intercettati in vario modo e a vari livelli di risoluzione, e "strati informativi" di altra natura, che compongono assieme un peculiare assetto "multi-livello") che si esercitano le capacità euristiche ed esplanatorie della nostra "Archeostratigrafia di Superficie".
Quest'ultima, nell'accezione operazionale da noi proposta, può senz'altro rappresentare un'alternativa efficace specialmente in ambiti critici quali l'impatto ambientale, l'elaborazione di mappe predittive di localizzazione e di rischio, la valutazione preliminare delle risorse eco-culturali e il loro monitoraggio: in breve in tutte quelle istanze operazionali delle politiche territoriali (ECRM: Eco-Cultural Resource Management) dove i fattori tempo e risparmio giocano un valore essenziale.
L'alto tasso di infrastrutturazione tecnologica, la rapidità e i comparativamente bassi (e in diminuzione) costi di intervento consentono infatti un rapporto ottimale fra spesa energetica (risorse umane, strumentali, software e know-how) e ricavi (l'informazione mirata) con un dominio di applicazione e di risoluzione spaziali ben più vasto di quello possibile con lo scavo (dall'intrasito, al macro-regionale). --->