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Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology

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Cristina Boschetti Laureata presso la Facoltà di Conservazione - Università degli Studi di Parma

"I mosaici di fattura alessandrina in area campana: un'analisi tecnica."


In alcuni siti italiani è stato rinvenuto un cospicuo numero di emblemata (quadri a mosaico realizzati su un supporto mobile) in opus vermiculatum, datati tra la seconda metà del II e la prima metà del I secolo a. C..
I siti di provenienza di questi mosaici sono in tutto il paese : in Sicilia (in particolare a Palermo e a Solunto) (1); in Campania (a Capua e a Pompei, dove si contano una trentina di emblemata oltre al celebre mosaico con la rappresentazione della battaglia di Isso) (2), nel Lazio (a Formia, Priverno e Palestrina, dove il santuario della Fortuna Primigenia ci ha restituito il grande mosaico con la rappresentazione del corso del Nilo) (3); in Toscana (a Populonia) (4); in Abruzzo (a Teramo e Chieti) (5) e in Friuli (ad Aquileia) (6).
Anche se alcune di queste opere sono considerate le più prestigiose testimonianze dell'arte musiva romana che siano giunte fino a noi, manca ancora uno studio sistematico di questa produzione e, in particolare, è stata tralasciata l'analisi degli aspetti tecnici e dei materiali costitutivi delle tessere e dei supporti.
In questa sede si prenderanno in considerazione gli emblemata rinvenuti in area campana (si tratta di una trentina di mosaici) (7) e si opererà un raffronto con gli aspetti tecnici dei vermiculata ellenistici di Alessandria d'Egitto e dell'isola di Delo.
Dall'analisi dell'iconografia emerge chiaramente che i mosaici presi in considerazione hanno molti elementi che li riconducono all'ambito ellenistico-alessandrino.
Troviamo infatti la rappresentazione di ghirlande vegetali con maschere teatrali, paesaggi nilotici con animali, vedute con pesci che nuotano nel mare, Dioniso che cavalca una fiera, thiasoi marini, scene erotiche, riproduzioni di quadri famosi.
Gli artigiani che li hanno realizzati dovevano aver compiuto la loro formazione in un ambito culturale ellenistico e i committenti dovevano avere in qualche modo rapporti con l'Egitto o almeno dovevano aver dato la loro adesione alle religioni misteriche, arrivate dal regno dei Tolomei già in una fase precoce della loro diffusione in Italia.
L'iconografia però, se ci offre un valido aiuto per definire l'ambito culturale degli autori dei mosaici, non ci permette di risolvere una questione molto dibattuta, cioè di capire chiaramente se gli emblemata siano stati prodotti in Italia o in Egitto e, anche ammettendo la loro produzione in loco, non ci dà la possibilità di capire se siano stati realizzati da artigiani campani partecipi della cultura grecizzante o se ci sia stato un intervento diretto da parte di mosaicisti alessandrini o comunque egiziani che si erano trasferiti in Italia, dove avrebbero operato e formato delle maestranze locali.
Per cercare di avvicinarsi ad una risposta per questi interrogativi, si è pensato di esaminare le caratteristiche tecniche degli emblemata, alla ricerca di elementi che potessero essere ritenuti come caratterizzanti della produzione in area campana o egiziana. Infatti, allo stato attuale degli studi le uniche indicazioni relative ai materiali che costituiscono le tessere sono in genere incomplete e talvolta anche errate.
Se per i mosaici dell'area italiana lo studio delle caratteristiche tecniche manca completamente, esistono invece alcune pubblicazioni di studi sugli emblemata egizi e di Delo (8). L'identificazione dei materiali impiegati in questi mosaici ci permette di fare un confronto con quelli presenti nei mosaici campani e di cercare di risolvere alcune questioni legate al problema della manifattura. --->



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